26 gennaio 2026 – Bonus mobili 2026: anche per le seconde case scatta la detrazione al 50%

Nel dibattito sui bonus casa 2026 si è diffusa l’idea errata che il bonus mobili al 50% sia riservato esclusivamente all’abitazione principale. In realtà, questa limitazione non esiste per il bonus mobili ed elettrodomestici, ed è proprio la differenza di trattamento rispetto ad altri bonus edilizi ad aver generato confusione.
Per il 2026, il bonus mobili resta una detrazione Irpef del 50%, non legata alla prima casa, ma al fatto che gli acquisti sono destinati ad arredare un immobile residenziale oggetto di interventi di recupero edilizio. Lo conferma la guida dell’Agenzia delle Entrate aggiornata a gennaio 2026, in attuazione della proroga prevista dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025). Non viene fatta alcuna distinzione tra abitazione principale e seconda casa.
Di conseguenza, anche case al mare, immobili locati o ereditati possono beneficiare del bonus mobili al 50%, a differenza del bonus ristrutturazioni che nel 2026 scende al 36% per le seconde case. Il presupposto non è l’utilizzo dell’immobile, ma l’esistenza di un intervento edilizio ammesso.
Il requisito centrale è che i lavori di recupero edilizio siano iniziati dal 1° gennaio 2025 per acquisti effettuati nel 2026. Non è necessario che le spese di ristrutturazione siano pagate prima di quelle di arredo, ma è indispensabile che la data di inizio lavori preceda l’acquisto dei beni, e che tale data sia documentabile (titolo edilizio, comunicazioni o dichiarazione sostitutiva nei casi senza titoli).
Nel 2026 sono detraibili mobili nuovi e grandi elettrodomestici nuovi, nel rispetto delle classi energetiche minime previste. Rientrano anche le spese di trasporto e montaggio. Per alcuni elettrodomestici è prevista la comunicazione ENEA, ma la sua omissione o tardività non fa perdere il diritto alla detrazione.
Il bonus funziona su un tetto massimo di spesa di 5.000 euro per ciascuna unità immobiliare (comprensiva delle pertinenze), valido per gli anni 2024-2026. La detrazione massima è quindi 2.500 euro, recuperabile in 10 rate annuali. Se le spese sono distribuite su più anni per lo stesso intervento, il plafond non si rinnova, ma si riduce delle somme già agevolate.
Se il contribuente ristruttura più immobili, può beneficiare del bonus più volte, con un plafond autonomo per ciascuna unità: un aspetto particolarmente rilevante per chi possiede anche seconde case.
Dal punto di vista operativo, la seconda casa non rappresenta un profilo di rischio. Le criticità più frequenti riguardano invece: pagamenti non tracciabili (contanti o assegni non ammessi); intestazioni errate di fatture e pagamenti; mancanza di coerenza soggettiva tra chi detrae i lavori e chi acquista i mobili. La detrazione spetta solo allo stesso soggetto che beneficia della detrazione per la ristrutturazione.
Infine, la guida chiarisce che: il bonus spetta anche se l’intervento riguarda una pertinenza; la detrazione non si trasferisce in caso di vendita dell’immobile, ma il venditore può continuare a utilizzare le rate residue, anche se l’immobile è ceduto prima dei 10 anni.