Il decreto Milleproroghe, approvato in Consiglio dei Ministri l’11 dicembre, interviene sull’obbligo di stipula delle polizze assicurative contro i rischi catastrofali introducendo una proroga selettiva che ha suscitato forti critiche. Il rinvio al 31 marzo 2026 riguarda esclusivamente le piccole e micro imprese dei settori turismo e somministrazione, mentre per tutte le altre imprese l’obbligo resterà operativo dal 1° gennaio 2026, come previsto dal DL 39/2025.
La scelta di una proroga limitata a pochi comparti segna una deroga al quadro generale e lascia escluse numerose piccole e micro imprese di altri settori, pur alle prese con le medesime difficoltà applicative. La misura risulta particolarmente problematica perché l’adempimento assicurativo è ancora privo di elementi essenziali: non sono infatti pienamente operativi né il contratto tipo, né il comparatore pubblico IVASS, strumenti fondamentali per garantire trasparenza e consapevolezza nella scelta delle polizze.
Dal 1° gennaio 2026, quindi, la maggior parte delle imprese sarà comunque tenuta a dotarsi di una copertura assicurativa conforme, con il rischio di sanzioni e di esclusione da futuri benefici pubblici in caso di inadempimento. Questo squilibrio tra obblighi stringenti e strumenti incompleti alimenta le contestazioni delle associazioni di categoria.
La CNA ha definito la proroga settoriale una distinzione ingiustificata, chiedendo un rinvio generalizzato per tutte le piccole e micro imprese, coerente con l’attuale stato di attuazione della normativa. Confesercenti, pur accogliendo favorevolmente il rinvio per turismo e pubblici esercizi, ha a sua volta evidenziato l’incoerenza dell’esclusione di altri comparti, come il commercio di prossimità, esposti agli stessi rischi e alle stesse difficoltà operative.
Nel complesso, la proroga “a metà” crea un sistema a più velocità che complica la gestione degli adempimenti sia per le imprese sia per i professionisti che le assistono. In assenza di un quadro regolatorio completo, l’obbligo assicurativo rischia di trasformarsi da strumento di tutela del sistema produttivo in un onere gravoso e poco governabile.